Sara Rattaro, ragazza magica

Sara Rattaro

Le dipinge, senza mai giudicarle, perché nessuna è “sbagliata”.
Attraverso i suoi romanzi, premiati e tradotti in molte lingue, Sara non racconta solo universi femminili, ma contribuisce a squarciare il velo che tiene troppe donne ancora in silenzio, ancora sole e ancora inconsapevoli dei loro diritti.
La scrittrice genovese Sara Rattaro, Premio Bancarella nel 2015 con “Niente è come te”, è una donna intelligente e curiosa, che affronta nei suoi romanzi temi di attualità legati al mondo delle donne: dai maltrattamenti alle maternità difficili, dall’affido internazionale al tradimento. Mai in modo banale, sempre documentandosi in maniera accurata anche dal punto di vista legislativo, e scoprendo, dietro alla cronaca, una miriade di storie vere senza ribalta.
In più, come la ragazza magica di Jovanotti, Sara lancia in aria le emozioni e le riprende al volo con una naturalezza disarmante.

Sono fragili, contraddittorie, irrisolte e imperfette le protagoniste dei romanzi di Sara. A volte non ci piacciono, altre volte ci fanno tenerezza. In ogni caso portano facilmente tutte a immedesimarsi e a provare una profonda empatia.
Più di tutte, le madri.
Anche quando sono un disastro, come Viola di “Un uso qualunque di te”.
«ll ruolo della madre è una mia fissa. Io sono figlia di una famiglia stile Mulino Bianco, tranquilla, medio borghese, apparentemente perfetta. Forse è anche per questo che ho affrontato le prime delusioni sentimentali con un senso di fallimento totale: credevo che anche per me ci sarebbe stata una famiglia come quella che avevo avuto. Appartengo a una generazione “diseducata sentimentalmente”,  un po’ sprovveduta di fronte a certe emozioni.»
Un punto di svolta per capire la maternità, Sara l’ha avuto proprio una sera, entrando in cucina dove sua madre stava affettando le cipolle e chiedendo, suggestionata da un fatto di cronaca, «Preferiresti essere madre della vittima o del carnefice?».
«Del carnefice – rispose la signora Rattaro senza esitare – perché avrei ancora un figlio.»
Questo “dannato amore”, questa “cosa superiore” che è l’amore per un figlio si comprende dopo: «L’unico modo per far pace con la maternità – dice Sara – è diventare madre».

Quanto poco conosciamo chi abbiamo accanto è un altro filo conduttore. «Mi colpisce – racconta Sara – il numero di profili falsi che ci sono su internet. Crearsi un’identità finta risponde a molti bisogni, ma credo che uno di questi sia poter essere se stessi e poter esprimere fantasie, passioni, perversioni. Molte persone si ritrovano prigioniere della vita che altri hanno scelto per loro.»

25 novembre Sara Rattaro

La giornata di Sara, come quella delle altre mamme, è scandita dalle esigenze del bambino. «Lo porto all’asilo e poi lavoro dalle 9 alle 16. Una delle prime cose che faccio al mattino è rispondere alle mail (risponde a tutti personalmente ndr). Per quanto riguarda la scrittura, dipende molto dalla fase del romanzo in cui mi trovo: se mi sto documentando, faccio ricerche e studio, se sto creando la storia divento un manovale e mi butto a capofitto sulla tastiera» In realtà Sara organizza anche workshop di scrittura creativa e insegna alla facoltà di scienze della comunicazione dell’Università di Savona. Sembra incredibile che riesca a fare tutto, ma è una donna. Una come noi, che ama il sushi, il buon vino e, naturalmente, le librerie.
Parla di colpi di fortuna e illuminazioni. Ma da dove arrivano veramente le sue storie? «Vengo folgorata, non accetto di scrivere cose su richiesta: le devo sentire sulla pelle. Sono fortunata, ho incontrato persone che mi hanno raccontato vicende incredibili». Però la capacità di mescolare l’ispirazione che deriva dal racconto di qualcuno con spunti di cronaca e di reinventare è tutta sua.
«La fortuna aiuta gli audaci – concede – se ho la storia in testa, poi la fase della scrittura è breve, è un lavoro artigianale».
La consacrazione è arrivata con “Non volare via”. «Prima non avevo la certezza di saper fare la scrittrice: ero una che faceva l’informatore farmaceutico. Non si può campare di storie azzeccate, avevo paura che fosse finita lì. Allora ho provato a mettermi alla prova raccontando questa storia, che è narrata dal punto di vista maschile.»
E poi è arrivato anche il Premio Bancarella con “Niente è come te”, storia travagliata di un padre vittima di una donna che porta la figlia in Danimarca, grazie a un vuoto legislativo. «Chi se lo aspettava? Mi sembrava già incredibile essere finalista, non riuscivo a credere di aver vinto per un voto. Ma la cosa più bella – il vero premio – è stato che dopo aver letto il libro, una ragazza che vive all’estero e alla cui storia mi sono ispirata, ha voluto incontrare il padre.»

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