Remise en forme/ storie di dieta 2

Ve lo ricordate Marco Masini che cantava “Perché lo fai, disperata ragazza miaaaaa?”. Ecco, potrebbe essere la mia colonna sonora dacché ho abbandonato il sofa per dedicarmi all’ardua impresa di cambiare il mio stile di vita.
Perché non è facile, a 40 anni suonati, decidere di strappare via il bollino blu di sedentaria, pigra e persona meno sportiva della terra che ti hanno incollato addosso quando andavi alle elementari (al punto tale di convincerti che era davvero così e minare la tua possibile esistenza di olimpionica).
Lasciamo perdere la linea, che a questo giro è davvero un aspetto secondario.
Quando ho deciso di chiedere aiuto a un personal trainer è stato per ragioni differenti. (E va bene, anche rientrare nei jeans del 2004). Ma soprattutto per provare a modificare le mie abitudini. Per questo non punto a risultati strabilianti in poco tempo, perché Andrea mi ha spiegato che queste cose richiedono tempo e costanza, ma non bisogna soffrire, farsi male o privarsi dei piaceri della tavola (non tutti i giorni, almeno).
A me serviva qualcuno che correggesse i miei errori quando corro, qualcuno che mi spronasse anche quando fuori piove e fa freddo, qualcuno che mi facesse allenare nel mio salotto anche quando c’è allerta 1 e mi illudo finalmente di saltare un giro di giostra. Mi serviva anche qualcuno che mi dicesse schiettamente su cosa lavorare e che mi desse una pacca sulla spalla quando vado bene. E che mi aiutasse a capire i grafici del Fitbit. Perché io guardavo sempre e solo l’ago della bilancia, che, per le donne, – tanto per cambiare – è una doppia fregatura, influenzate come siamo da cicli, liquidi e fasi biologiche. Perché a volte il peso non cambia, ma scopri con gioia inenarrabile che è la composizione del tuo corpo a cambiare: metti su muscolo (che pesa più del lardo!) e perdi percentuale grassa. Non vi posso dire il giubilo di questa cosa, perché cancella in un attimo i sensi di colpa e ti fa sentire già strafiga inside e orgogliosa.

Certo, la vocina malefica dentro di te non è facile da abbattere totalmente.

Ci sono le sere in pizzeria che minaccia scenate per un tiramisu
Le mattine che ti dice “cazzomene, io non esco con questo luvego*!”
Le volte che “non farai mica un trail sterrato? Se scivoli ti rompi il femore”
E poi sei troppo vecchia.
Pesi troppo per correre.
Chi ti vede pensa “ma quella dove va?”
Che vergogna, sembra che c’hai un enfisema da quanto sciusci**
Ti stanchi troppo
Non hai tempo
Non puoi uscire con quei leggings

Allora bisogna essere più forti e ricordarsi che dopo che avrai corso non sarai stanca morta, ma avrai il doppio dell’energia. Che quando starai per perdere il treno farai una corsetta e salirai in scioltezza senza neanche soffiare, lasciando gli astanti stupiti e commossi. Che le ossa si ossigeneranno e avrai meno problemi di osteoporosi. Che quelli che ti vedono correre alle 6 del mattino pensano al massimo “ma chi glielo fa fare”, nel peggiore dei casi, e “ti stimo sorella” nel migliore.

* umido, nebbioso, viscido e scivoloso: tempo di merda, in genovese

** soffi, in genovese

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