“Sei sempre stato qui” di Eugenio Gardella – recensione

Eugenio Gardella è padre, marito, scrittore con il pallino per la montagna e le sfide magiche, quelle che lasciano il segno.  Nel 2016 ha pubblicato con Frassinelli il suo romanzo di esordio: “Sei sempre stato qui”, lavoro che poco prima di Natale spiccava, a Genova,  nella Top 50 di Feltrinelli. 

Un bambino magico che arriva da lontano e una coppia che desidera costruire una famiglia sono i protagonisti di un romanzo in cui gli ingredienti principali sono fiducia, amore, speranza, pazienza e consapevolezza. Il bambino magico riserva a Eugenio e Roberta una galassia di situazioni e eventi inaspettati. Il romanzo del genovese Eugenio Gardella è un dialogo intimo, scorrevole, dosato sapientemente nelle parti più emozionali.

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Eugenio Gardella, genovese, classe 1969

Il tema è privato, preciso, profondo. Leggere “Sei sempre stato qui” è stata una rincorsa alla parola successiva, un’immersione in piena regola tra le pagine di un romanzo dai temi forti, intriso di gioia e sofferenza, di scelte e di rinunce, di speranza e di riscatto.
La genitorialità è un tema importante che tocca più o meno tutti da vicino, che coinvolge appieno anche chi decide di non fare la scelta della vita. È un romanzo che stimola i tasti giusti: quelli dell’emozione, che brucia la pelle, portandone via uno strato. Forse perché quel futuro di speranze, come scrive l’autore, non lascia liberi: incastra.

Gardella ha scelto di inserire nel suo testo i dialoghi essenziali, di non sprecare parole, di utilizzare quelle del suo colloquio interiore. Una scelta, quella del nostro scrittore, piuttosto spontanea che ha rispettato l’esigenza di introspezione e quella del dialogo sempre presente tra autore e personaggio. “Sei sempre stato qui” è un monologo interessante  che lascia spazio alla riflessione congiunta tra autore e lettore;  potente e accattivante quando descrive la rabbia e quando la esprime. Il lettore si sente chiamato in causa, partecipe, colpevole, assolto.
Il romanzo è delicato, proprio  come il bambino magico che descrive.

Per Eugenio Gardella il fuoco della scrittura è sempre acceso: ha in serbo per noi una bella sorpresa.

Giada Campus

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