Lo Studio 109 diventa grande

 

andromeda

Da un fondo buio delle traverse seminascoste di via Ravecca (nel dedalo di carruggi all’ombra di Porta Soprana) allo splendore di un grande appartamento di inizio novecento in Galleria Mazzini. C’è un destino o un’impronta squisitamente ligure nella storia dello studio fotografico 109, che cambia casa in questi giorni e festeggia con un’inaugurazione in grande stile. Un trasloco tra due location entrambe, a loro modo, molto genovesi.

Certo il piccolo spazio di Vico delle Fate non era il più adatto a coltivare la passione per le antiche tecniche fotografiche che caratterizza da diversi anni il lavoro di Patrizia Lazzeri e Andrea Ricciuti: passione “analogica” e quindi per sua natura ingombrante. Fotocamere da studio in legno, banchi ottici, bagni di collodio, lastre in vetro e molto altro, e naturalmente insieme a questi gli arredi e la strumentazione necessari per allestire un set fotografico moderno per la normale attività dello studio: tutto ciò che serviva stava in quei pochi metri quadri, un po’ accatastato e pronto a essere tirato fuori alla bisogna.

Non si può dire che da sabato 7 maggio non cambi nulla, anzi: oltre cento metri quadri di spazio espositivo, un ampio ufficio e una grande terrazza in uno dei salotti genovesi più prestigiosi. La galleria Mazzini e il secondo piano garantiscono la tranquillità di cui ha bisogno uno studio fotografico per esprimersi al meglio, ma al contempo fanno mettere radici più solide allo Studio 109 nel cuore della città. Qualcosa di essenziale, però, rimane invariato: la passione, la necessità, l’urgenza di praticare la fotografia, che oggi come centocinquant’anni fa vuol dire artigianato e ricerca insieme.

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Oggi la titolare Patrizia non dispone più soltanto di uno studio, ma di uno spazio polivalente che ha l’ambizione di promuovere idee più che semplici foto: le idee che girano intorno a un portfolio fotografico o a una serie di dipinti, a un’installazione o a una performance. Lo Studio 109 è a disposizione di chi attraverso le immagini e le arti figurative cerca espressione e confronto. E lo studio offre non solo l’esperienza di due fotografi collaudati, ma il supporto per tutto ciò che serve a promuovere un progetto creativo: immagine coordinata, comunicazione, sito internet, catalogo e quant’altro. E la possibilità di organizzare mostre ed eventi in uno spazio che non è certo il più grande, ma per le sue caratteristiche non ha molti paragoni in città.

«Lo spazio c’è e si può affittare per una serata, per la presentazione di un libro, per una conferenza – spiega Patrizia – stiamo costituendo l’associazione Camera 109 che avrà un suo magazine, organizzerà corsi e darà la possibilità ai soci di confronti periodici per andare oltre i momenti didattici “istituzionali”. Per i corsi punteremo soprattutto su moduli a tema e workshop, corsi di un giorno o di una settimana, corsi tematici su foto di ritratto, di paesaggio, fotografia in notturna e molto altro».

L’attività fotografica più richiesta dal mercato però non basta più, non è la priorità. L’ambizione non nascosta e il prodotto di punta del nuovo Studio 109 è la fotografia d’arte. «Stiamo coltivando da tempo le antiche tecniche – spiega Andrea – e vogliamo farle conoscere e offrirle come nostra linea di prodotto. La carta salata, la stampa su vetro usando il collodio umido che abbiamo già sperimentato e altre che vorremmo approcciare fanno fare immagini “belle”, hanno un fascino tutto loro e non si vedono ancora molto in giro, anche se diversi cultori le stanno riproponendo. Il supporto digitale dà molte possibilità espressive. Ma il lavoro che c’è, la soddisfazione di vedere un’immagine nascere sotto le tue mani non ha uguali. Quando realizzi una fotografia dall’inizio alla fine, dalla cura del supporto alla preparazione del soggetto, dalla ricerca del materiale, dell’attrezzatura e dei “ricettari” antichi alla posa (che ha difficoltà particolari per i tempi prolungati) e allo sviluppo in camera oscura; quando accompagni l’immagine fin dalla gestazione e la vedi nascere sotto i tuoi occhi provi come fotografo un’emozione difficile da descrivere».

CollodioQuesta emozione sta alla base dell’investimento e della metamorfosi dello Studio 109. «Io come fotografa sono nata completamente nel digitale – racconta Patrizia – ma dopo aver studiato e aver accumulato esperienza sufficiente mi sono chiesta: bene, la fotografia digitale è questa, ma quali altre tecniche ci sono? Viene naturale cominciare a esplorare. Non stiamo demonizzando il digitale, anzi: la nostra non è un’operazione nostalgia. Tutte le tecniche meritano di essere utilizzate in frangenti diversi e con scopi diversi, sapendo che danno anche risultati diversi. Senza la fotografia digitale noi non potremmo lavorare… Ed è bella, divertente, flessibile. Ma le antiche tecniche sono meravigliose e meritano di essere riscoperte. Non è una questione di comodità. Il punto è la fotografia e la possibilità espressiva che si sta cercando, e di conseguenza la scelta dello strumento che si preferisce. Non siamo certo i soli: c’è un intero movimento che sta cercando nuove formule, anche “casalinghe”, per sperimentare».

«Quando sono state inventate le tecniche antiche – continua Andrea – lo scopo era l’efficienza, migliorare il lavoro del fotografo. La riscoperta di oggi mira al divertimento, alla risoluzione e ai toni dell’immagine. Il sensore è la stessa lastra di vetro. Il sensore di una moderna fotocamera digitale è 1×2 centimetri, questi arrivano a 13×18. Immaginiamo dunque che risoluzione, che definizione otteniamo quando la foto viene bene (e certo non è scontato perché occorre controllare molte variabili, un controllo che non fa più parte della normalità della professione), ma quando viene bene la foto è sbalorditiva. Ed è questo che mi emoziona. Da quando abbiamo cominciato a usare le antiche tecniche tutta l’attenzione è andata naturalmente lì».

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La strada da prendere è dunque chiedersi come migliorare, cambiare il lavoro del fotografo come facevano i fotografi antichi, recuperare un’attitudine alla sperimentazione senza precludersi nulla e ibridando antico e moderno. Un esempio di ricerca fotografica in sintonia con quella di Studio 109 sarà visibile sabato 7 in occasione dell’inaugurazione: sarà in esposizione l’ultimo progetto fotografico di Pacs,  “La Belle Dame“. Verranno illustrati tutti i prodotti dello Studio e sarà possibile, per chi lo desidera, fare una preiscrizione all’associazione lasciando i propri dati. Lo studio sarà aperto per accogliere chiunque voglia conoscere le sue attività dalle 14 alle 22. Alle 18 i Solisti del Carlo Felice allieteranno gli ospiti con il I e il II movimento del “Quartetto per Archi” di Giuseppe Verdi. Dopo il concerto un rinfresco.

di Andrea Mego

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